Nel 1994 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato come criminale il commercio degli esseri umani. Questo non significa, però, che questo tipo di traffico si sia interrotto: è emerso recentemente nel Benin, quando le autorità hanno sequestrato una imbarcazione sospettata di trasportare bambini schiavi.
Tutto ha avuto inizio il 30 marzo 2001, quando la Nigeria ha reso noto che l’imbarcazione -Etinero-era partita da Cotonou verso il porto di Libreville, nel Gabon; alla nave è stato rifiutato il permesso di attraccare dopo che alcuni rapporti hanno segnalato che a bordo erano presenti piccoli schiavi. La Etinero si è quindi diretta verso il porto camerunese di Douala, ma anche qui è stata respinta e costretta e ritornare verso Cotonou, dove è arrivata il 15 Aprile.
Dei 250 bambini che si presumeva fossero a bordo, però, ne sono stati trovati solo 30. Per il capitano della Etinero è stato emesso un mandato di arresto internazionale, mentre successive ricerche hanno rivelato che la nave appartiene ad un famoso giocatore di calcio nigeriano, Jonathan Akpoborie, che nega però ogni implicazione con l’accaduto.
"La nostra più grande paura riguarda il triste destino che potrebbero avere avuto questi bambini" ha detto Adam Zachary, funzionario dell’UNICEF in Benin. "Sappiamo che i trafficanti non esitano a gettarli in mare quando si ammalano o quando sospettano di essere inseguiti"; un’altra possibilità è che siano stati abbandonati sulle coste della Nigeria, anche se non esistono prove evidenti.
Il governo ha promesso di indagare; a maggio ha reso noto che l’imbarcazione stava in effetti trasportando piccole vittime del traffico di bambini. Cinque di loro, interrogati, hanno rivelato che prima della partenza aveva avuto luogo un pagamento, mentre altri otto hanno detto che stavano viaggiando con "intermediari sconosciuti".
La vicenda dell’Etinero è solo un piccolo frammento all’interno di un fenomeno di ben più vasta portata che riguarda il traffico del lavoro clandestino; il governo del Benin, i funzionari dell’UNICEF e altre organizzazioni non governative hanno cominciato a svelare i tratti di questo mondo sommerso. Una cosa è certa: il commercio di persone umane è una realtà ancora attuale, a dispetto delle numerose leggi internazionali che condannano questa pratica.
Stando ai rapporti commissionati dall’UNICEF ogni anno nella sola regione centrale e occidentale dell’Africa sono circa 200.000 i bambini vittime di questo traffico.
La maggior parte di loro viene venduta per una piccola cifra, circa 10 dollari; molti di loro provengono da Mali, Togo, Nigeria, e Niger e sono trasportati in Cameroon, Gabon, Costa D’Avorio, Gambia e Guinea Equatoriale, dove lavorano per una paga minima, o nulla, nelle piantagioni di cocco e di caffè, a bordo di pescherecci e in miniere. Alcuni sono acquistati anche per il mercato della prostituzione o per divenire piccoli mendicanti.
Nell’Africa occidentale milioni di bambini sono potenziali vittime dei trafficanti, a causa delle condizioni di estrema povertà e della distruzione portata da conflitti e guerre. "Negli ultimi anni il deterioramento della situazione economica in molti paesi ha comportato un notevole aumento nel flusso di traffico clandestino, in modo particolare per quanto riguarda le grandi piantagioni, dove è richiesta forza lavoro a buon mercato e sottomessa: la vulnerabilità dei bambini e il loro desiderio di compiacere li rende prede ricercate" osserva Esther Guluma, ufficiale dell’UNICEF in Benin, dove i trafficanti riescono facilmente ad adescare i bambini, promettendo loro un lavoro o la possibilità di andare a scuola.
L’apertura delle frontiere per la promozione del libero commercio, inoltre, ha contribuito ad aumentare le dimensioni del problema, essendo comunque complesso distinguere tra normali trasporti commerciali e quelli illegali.
In ogni caso a trarre vantaggio da questa situazione sono le organizzazioni criminali, mentre le esistenze di questi piccoli schiavi vengono devastate. Lavorano in condizioni estreme, senza un’adeguata nutrizione; vengono negate istruzione, assistenza sanitaria, ogni diritto fondamentale. "Molti pagano l’ultimo prezzo e perdono la loro vita" riferisce il rapporto dell’UNICEF.
La maggior parte degli stati africani possiede un’inadeguata legislazione per quanto riguarda il traffico di lavoro minorile; durante un convegno, 27 membri dell’Organizzazione per l’Unità dell’Africa, agenzie dell’ONU e organizzazioni non governative, si sono incontrati in Costa d’Avorio per discutere la Convenzione Internazionale sull’Organizzazione del Lavoro 182 per l’eliminazione delle forme più ignobili di lavoro minorile, in seguito i partecipanti sono rimasti sconvolti nell’apprendere che solo 20 stati africani su 53 hanno ratificato la convezione.