La conferenza di Abba Isaak Ghebre Iyesus sulla condizione dell’Eritrea
E’ stata organizzata una conferenza, nell’ambito dei cosiddetti incontri culturali del lunedì del mese di giugno, nella sede del nostro Gruppo, prendendo l’occasione del passaggio in Italia di Abba Isaak per uno scambio di idee e per conoscere meglio la realtà dell’Eritrea, una nazione che per l’Italia ha rappresentato una fase rilevante della sua storia, ma che alle generazioni più giovani è quasi del tutto sconosciuta.
Si temeva da parte nostra che l’approccio non sarebbe stato facile e la diversità di costumi e di mentalità avrebbe influito in modo non positivo sulla felice riuscita della serata. Al contrario abbiamo constatato con sorpresa, ma con grande soddisfazione, l’estremo interesse che questa presenza ha suscitato nel Gruppo e ci ha fatto riflettere sulla necessità di sviluppare meglio queste iniziative.
Una piccola presentazione è necessaria: chi è Abba Isaak Ghebre Iyesus ?
Abba Isaak è essenzialmente un uomo di cultura che pur partendo da una base di istruzione molto carente (fino ad oltre i vent’anni era quasi analfabeta), ha saputo darsi, da solo, una formazione culturale eccezionale tanto da conseguire prestigiosi riconoscimenti nel suo paese.
Adesso, per esempio, era ospite in Italia per ricevere la laurea honoris causa in storia e filosofia a Roma per gli studi e l’opera di divulgazione sulle origini e la storia delle popolazioni eritree.
Tutta la sua formazione spirituale e culturale si basa essenzialmente sull’amore della propria terra e della propria origine, così, come ogni eritreo si manifesta con umiltà ma con determinazione nella salvaguardia della propria identità culturale e sociale.
E’ importante sapere che l’Eritrea, pur essendo una piccola nazione che si estende su una striscia di terra lungo la costa del Mar Rosso, e che conta una popolazione di soli 3.500.000 abitanti, è composta da ben 9 etnie e quindi parlano 9 lingue completamente differenti fra di loro. Inoltre anche le religioni sono molteplici, anche se esiste una netta maggioranza di musulmani.
Nonostante queste grosse difficoltà nella reciproca comprensione si sentono molto uniti fra loro in virtù di un forte e sentito attaccamento alla loro terra che ritengono l’elemento prioritario alla loro esistenza. In aggiunta a questo, esiste una componente spirituale che li accomuna e li fa sentire fratelli e partecipi di una stessa famiglia prima ancora che cittadini di una stessa nazione.
In Eritrea Abba Isaak, che ha una sua storia personale nell’ambito della guerra di indipendenza combattuta contro l’Etiopia, continua ad occuparsi dei propri studi e partecipa alle attività sociali spronando sempre più le nuove generazioni a mantenersi fedeli e coerenti al progetto della creazione di una nazione completamente indipendente che è sempre stato l’obiettivo principale del popolo eritreo.
Come dice il prof. Giorgio Bulgarelli nella prefazione del libro di Abba Isaak "La sindrome Etiopia" il suo programma è molto chiaro: "elevare culturalmente il popolo eritreo facendogli ricuperare il tempo perduto"
Questa è una necessità primaria per gli eritrei che si sono logorati in decenni di guerra contro gli etiopici per conquistarsi una indipendenza non ancora sufficientemente garantita a causa anche dell’ostilità e dell’incomprensione delle nazioni occidentali.
Il pensiero di Abba Isaak si basa sulla semplice constatazione che l’unità della popolazione eritrea è qualcosa di irrinunciabile e trae spunto dalla origine storica e religiosa di questo popolo.
A tale proposito deve essere considerata estremamente meritoria l’opera di divulgazione delle sue ricerche, che Abba Isaak ha insistentemente promosso, tanto da far sviluppare una sua teoria che lui chiama Sindrome Etiopia e che ha prodotto il riesame critico dell’intero panorama storico e culturale etiopico che, come dice sempre il prof. Bulgarelli, ha creato motivo di turbamento da parte etiopica a causa dell’opera di selezione e di rivendicazione, da parte dell’autore, di tutto ciò che, pur essendo patrimonio storico-culturale dell’Eritrea era stato fagocitato dagli etiopici.
Il "mito Etiopia" dunque, sebbene ancora radicato, veniva ad essere minato fin dalle radici ed in qualche modo ridimensionato dalle argomentazioni forti e documentate di questo studioso.
Altrettanto sintomatica è la dichiarazione di Abba Isaak che a proposito della necessità di ribadire l’indipendenza culturale dall’Etiopia dice: "la lotta eritrea doveva affrontare un uso potente ed innato della menzogna da parte dell’Etiopia e tacitamente accettato, se non addirittura supportato, dalla comunità internazionale.
L’impareggiabile lotta eritrea fu coronata e conclusa con l’altrettanto incomparabile vittoria , ma la lotta culturale però, seppure immane, si ha da continuare."
La necessità che ogni comunità debba mantenere una propria identità culturale mediante la continua e capillare ricerca delle proprie origini e della propria storia dovrebbe essere una costante soprattutto per quelle nazioni che, in particolare nel nostro occidente, stanno perdendo il senso dei valori esistenziali e si perdono alla deriva dell’inconsapevole.
La salvaguardia della nostra identità, per una migliore conoscenza e rispetto delle diverse realtà, riteniamo debba essere l’impegno che ci deve coinvolgere maggiormente in questo periodo storico.
Sergio Pea