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Rimettiamo ai poveri il loro debito...

Rimettiamo ai poveri il loro debito...
Per ogni dollaro di aiuti ricevuti dai Paesi ricchi, tre dollari vengono restituiti dai Paesi poveri per il pagamento del debito.
Ogni bambino che nasce in uno dei Paesi sottosviluppati si trova un fardello di 360 dollari da restituire ai Governi e alle banche del nord oppure alle istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario e la Banca mondiale.
Questa situazione aggrava pesantemente i bilanci dei Paesi poveri e allontana ogni prospettiva di sviluppo e obbliga numerosi Paesi indebitati a destinare le loro scarse risorse al rimborso del debito piuttosto che al benessere della loro popolazione.
Cosa significa: debito internazionale ?
I Paesi ricorrono a prestiti di denaro sui mercati dei capitali privati, presso le istituzioni finanziarie, e presso i governi per finanziare la costruzione di strade, scuole, ospedali, per sostenere la spesa pubblica oppure per comperare armi.
I Paesi devono rimborsare il capitale e gli interessi del prestito che contraggono, come succede a privati che chiedono alle banche un finanziamento per l’acquisto della casa,….
Quando è un Paese a chiedere un finanziamento, la popolazione non necessariamente è avvertita o informata dell'oggetto e delle condizioni di prestito. Numerosi governi hanno fatto ricorso ad un prestito per finanziare progetti che non soddisfano gli standard minimi di compatibilità sociale, ecologica, e nemmeno economica. Questi prestiti a volte sono stati usati per arricchire politici corrotti o per alimentare, al di fuori del Paese, i propri conti bancari personali.
Quale è oggi la situazione in molti Paesi poveri ?
Nell'Africa sub-sahariana, dove si collocano 33 di questi 49 Paesi poveri, il debito estero raggiunge in media l'81% del prodotto nazionale lordo e il 40 % del valore delle esportazioni annue (1995).
Il debito estero è una delle radici profonde del grande malessere del Sud del mondo. I suoi costi sociali e ambientali sono impressionanti. Creato con la prospettiva di un nuovo imminente sviluppo è causa di una spirale che arricchisce creditori e costringe milioni di persone a restare prigionieri della morsa della povertà.
Nel 1996, l'ammontare complessivo del debito estero accumulato dai Paesi in via di sviluppo ha raggiunto 2.200 miliardi di dollari. Dieci anni prima era di 1.100 miliardi di dollari: esattamente la metà.
Nello stesso periodo il tasso degli investimenti è sceso, in media del 2,8% annuo, indicando una crescente difficoltà ad investire in nuovo progetti con conseguente crescita della disoccupazione e con la diminuzione delle spese pubbliche per le infrastrutture sociali e soprattutto per la salute e l'educazione.
Come è potuto accadere un così forte indebitamento ?
I motivi si devono ricercare nella politica delle banche del Nord a concedere prestiti elevati ai Paesi del sud senza assicurarsi della validità economica dei progetti e delle garanzie di rimborso.
La spiegazione va cercata non tanto all'interno dei Paesi in via di sviluppo, ma nella profonda crisi economica verificatisi negli 1973 e 1979.
In quegli anni, l'aumento clamoroso del prezzo del petrolio determinava un impressionante aumento di denaro liquido internazionale che andava a riempire a dismisura le casse delle banche occidentali.
Queste ultime diedero denaro in prestito ai Paesi in via di sviluppo che, all'epoca, promettevano ancora di crescere negli anni a venire.
Le due crisi petrolifere cambiarono, però, anche due variabili economiche dalle quali dipende lo sviluppo economico dei Paesi poveri e la loro capacità di rimborsare regolarmente il debito estero:
La politica monetaria dei Paesi industrializzati all'inizio degli anni'80 provocò l'aumento del tasso di interesse mondiale; dal momento che la maggior parte dei prestiti era stata contrattata a tassi di interesse variabile e in dollari, i Paesi debitori videro accrescere i loro debiti in modo vertiginoso. nei Paesi industrializzati subiva una forte contrazione provocando riduzione delle importazioni di beni provenienti dai Paesi sottosviluppati e come conseguenza provocò a sua volta un drastico ridimensionamento dei prezzi mondiali delle materie prime e una drammatica riduzione del ricavato dalle esportazioni.
Si creò così, nella maggior parte dei Paesi debitori, una situazione tale da impedire sia lo sviluppo economico che il rimborso del debito estero.
La crisi del debito estero esplose, per la prima volta, in Messico nel 1982. Per evitare una reazione a catena negli altri Paesi debitori, il Fondo Monetario e la Banca Mondiale, subentrarono in molti crediti delle banche commerciali, consentendo il flusso di nuovi capitali che, però, a loro volta aumentarono ulteriormente l'ammontare del debito.
In cambio di questo "salvataggio" d'urgenza, il Fondo Monetario pose delle condizioni. I Paesi debitori dovettero accettare i cosiddetti "Piani di Aggiustamento Strutturale (PAS) destinati alla stabilizzazione del bilancio dei pagamenti e all'apertura delle loro economie alle forze del mercato globale.
La stabilizzazione del bilancio comportò una politica di austerità che significò una forte riduzione delle spese sociali e nel licenziamento di molti lavoratori nel quadro della privatizzazione delle imprese statali.
Quali effetti sulla popolazione ?
Negli anni '80, la maggior parte dei Paesi africani e latinoamericani ha visto un forte arretramento delle condizioni di vita.
Per oltre 70 Paesi i redditi medi sono oggi inferiori a quelli del 1980 e per 43 addirittura più bassi di quelli del 1970. Nel frattempo, il debito ha continuato a crescere. Il Fondo Monetario sostiene che i PAS hanno aperto la strada ad una nuova fase di crescita economica a partire dagli anni '90.
Ma le nuove crisi finanziarie del Messico del '94 e del '96 e quella che ha investito il Sud-Est asiatico nel 1997 hanno mostrato che ogni processo di sviluppo basato su un forte indebitamento rimane debole e facilmente reversibile.
A partire dalla crisi del Messico, anche i creditori hanno riconosciuto che un alleggerimento del debito per i Paesi più poveri era necessario.
Ma l'unico strumento impiegato a tale scopo è consistito nello spostamento in avanti delle scadenze oppure nel rifinanziamento degli arretrati, come se si trattasse di un momentaneo problema di liquidità e non di problemi strutturali ben più gravi.
Solo alla fine degli anni '80, quando risultò evidente che la ristrutturazione del debito verso scadenze più lunghe non faceva altro che accrescere il debito totale, i creditori si resero conto che, alcuni debiti, con ogni probabilità non sarebbero mai stati pagati completamente.
L'iniziativa viene assunta dal "Club di Parigi" che raccoglie i Governi maggiormente coinvolti come creditori bilaterali ufficiali.
Questo Club gestisce il 70% di tutti i crediti bilaterali ufficiali, i quali costituiscono la metà dei debiti esteri.
Le strategie includono la cancellazione, la riduzione e diverse forme di riacquisizione del debito, ma nessuna di queste forme ha cambiato la situazione in modo significativo.
Nel 1996, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario hanno proposto la cancellazione (fino al 90%.) del debito dei 41 Paesi più poveri, la cosiddetta iniziativa HIPC (Heavily Indebted Poor Countries).
Da quando la crisi del debito estero è esplosa negli anni '80, numerose organizzazioni della società civile hanno denunciato la follia del sistema di finanziamento internazionale allo sviluppo che aggrava l'impoverimento dei Paesi del Sud, chiedendo una politica mirata alla cancellazione dei debiti non ripagabili.
Cosa si sta facendo a livello internazionale ?
Quali sono le iniziative dei Governi nazionali e degli organismi sovranazionali che possono rendere concreto questo obiettivo?
Quali accordi si possono stabilire con i Paesi debitori, sviluppando idee innovativi come il condono del debito in cambio della tutela della natura o di azioni per lo sviluppo umano e sociale?
Cosa può fare la società civile?
La cancellazione di tutti i debiti insostenibili dei Paesi in via di sviluppo entro l'anno 2000 è l'obiettivo di una vasta coalizione denominata "
Jubilée 2000" nata nell'aprile 1996 in Gran Bretagna e ora diffusa in tutto il mondo chiede di ridare la speranza a milioni di persone dei Paesi più poveri concedendo loro un nuovo inizio.
Nel mondo cattolico l'impegno a favore di "una riduzione significativa, se non ad una cancellazione totale, del debito internazionale che pesa sul destino di numerose nazioni" è stato rilanciato dall'approssimarsi del Giubileo. A livello internazionale esistono, inoltre, numerose reti di ONG (Organizzazioni Non Governative) come l'europea Eurodad, l'africana Afrodad, la filippina FDC, l'indiana Focus, la boliviana Cedia.
Vista la complessità del problema e la resistenza dei Governi creditori, le organizzazioni della società civile hanno presentato varie proposte.
Tra queste vi sono:
1) Il miglioramento dell'iniziativa a favore dei Paesi gravemente indebitati Questa è attualmente l'unica iniziativa intergovernativa che preveda la possibilità di una cancellazione del debito negoziato al livello internazionale e perciò richiede un'attenzione speciale.
Ai Governi viene richiesto: l'ammissione veloce di tutti i 41 Paesi poveri ed altamente indebitati nel processo di negoziazione; un periodo più breve di attuazione dei piani di ristrutturazione economica e la cancellazione non solo del 90%, ma di tutti i debiti ufficiali.
I negoziati devono coinvolgere le ONG dei Paesi interessati per garantire la trasparenza e la sostenibilità sociale dei piani di risanamento finanziario e per impedire che il debito si accumuli di nuovo.
A tale scopo devono essere stabiliti criteri per la concessione dei crediti insieme alle ONG attive nel campo sociale ed ambientale, dei diritti umani e dell'aiuto allo sviluppo.
La subordinazione dell'annullamento del debito ad un investimento per lo sviluppo umano.cambiamento della struttura delle istituzioni finanziarie internazionali. La gestione del debito si caratterizza oggi per il fatto che i creditori sono allo stesso tempo giudici e parte in causa.
Per questi obiettivi, a conclusione del Forum "il dramma del debito. Come uscirne?" tenutosi a Roma nell'ottobre 1997 nell'ambito della 2° Assemblea dell'ONU dei Popoli, è nata la Campagna "Sdebitarsi Per un millennio senza debiti" che opera in collegamento con Jubilée 2000.
Quali misure ha, ad oggi, adottato il Governo Italiano ?
Lo Stato Italiano, nel maggio 2001, ha pubblicato il regolamento per l’attuazione della legge N.ro 209 del 28 Luglio 2000 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale N.ro 175 "Misure per la riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito e maggiormente indebitati "
All’Art.2 Comma 3 si legge <I crediti di cui al presente articolo, per un ammontare complessivo non superiore al controvalore di 12.000 miliardi di lire italiane (un ammontare che ad oggi significa circa 5,5 miliardi di dollari, una cifra enorme, ma un goccia se paragonata all'ammontare complessivo del debito estero accumulato dai Paesi in via di sviluppo che ha raggiunto nel 1996 i 2.200 miliardi di dollari), devono essere annullati entro TRE anni dalla data di entrata in vigore della presente legge>.
Dal G8 di Genova nessun significativo progresso per affrontare la crisi del debito !
Nel "Comunicato finale" i leader dei G8 dedicano al tema della crisi del debito poche parole in un capitolo che porta il titolo "Alleggerimento del debito ed oltre". I G8 esprimono apprezzamento per le attuali iniziative di riduzione del debito e si augurano di "fare progressi" in questa stessa direzione.
Progressi ???
Ad oggi i risultati dell’iniziativa HIPC sono deludenti: il numero dei paesi beneficiari è stato ulteriormente ridotto a 35, dei quali solo 23 iniziano oggi a ricevere i primi interventi di riduzione; ai 22 paesi che erano stati ammessi al mese di aprile di quest’anno è stata applicata una riduzione media del pagamento del debito del 27%; questi paesi continuano pagare circa 2 miliardi di dollari ai loro creditori e spendono in media più per debito che per il sistema sanitario; in realtà, solo a due paesi (Uganda e Bolivia) è stato effettivamente cancellato parte del loro debito, per poco più di 12 miliardi di dollari, su un totale di 30 miliardi che si intende raggiungere con questa iniziativa.
I fondi messi a disposizione per l’emergenza sanitaria (1,2 miliardi di dollari) corrispondono alle risorse che i Paesi indebitati spendono in poche settimane a causa del debito. Nel 1997, le Nazioni Unite lanciavano un chiaro allarme. Se nei tre anni successivi i paesi più indebitati avessero potuto investire nella salute le risorse impegnate per ripagare il debito, si sarebbero potute salvare la vita di 21 milioni di bambini: dal 1997 al 1999, il servizio dl debito (il denaro ripagato) è passato da 8,6 miliardi di dollari a 9,6 miliardi. L’Africa Sub Sahariana spende 14,2 miliardi di dollari per ripagare il debito: decisamente di più dei 7 - 10 che le Nazioni Unite stimano necessari per combattere l’AIDS.
Antonio


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